Rivoli

Scuola Elementare Scuola d’infanzia Asilo Nido Parco Didattico

Rivoli - Industria38

Concreto

Sono tre i nodi sostanziali che attraverso questo progetto ci siamo proposti di risolvere. Il primo riguarda la rielaborazione dell'esperienza propria, nel senso autobiografico del ricordo più o meno piacevole, troppo spesso meno, delle scuole frequentate durante l'infanzia; non dal punto di vista didattico, ma di quello edilizio. Come è noto il patrimonio scolastico italiano non si manifesta all'altezza né della prassi didattica né, tantomeno, delle necessità propriamente edilizie: un panorama a volte agghiacciante, sospeso tra strutture obsolete, incuria e disinteresse in quello che invece dovrebbe essere il territorio costruito più vitale di ogni società. Il secondo fa riferimento alla necessità di rispondere alla richiesta di un edificio innovativo, destinato a durare e adeguato negli aspetti didattico ed energetico. In noi perdura l'idea di un'Architettura destinata a rimanere, fatta di pochi e semplici elementi, chiaramente e orgogliosamente fuori moda forse, ma a cui il tempo darà ragione. «Le pietre dovranno lisciarsi al passaggio delle persone»: il tempo e le generazioni di studenti dovranno far divenire l'architettura non vecchia e obsoleta, ma antica e disponibile a qualsiasi diverso uso, secondo il costume, noto, dei buoni progetti. Il terzo nodo ha come presupposto il costituire un punto e a capo rispetto all'edilizia del territorio su cui si insedia. Il comprensorio di Rivoli Veronese si rivela compresso tra il canyon di Ceraino, che l'Adige ha scavato al suo sbocco nella Pianura Padana, e il recinto dell'anfiteatro morenico dell'ultima glaciazione. La vite e il frumento sono gli ancestrali segni che il lavoro dell'uomo ha lasciato sulla terra. Il paesaggio in qualche modo è riuscito, fino a oggi, ad assorbire l'atto edificatorio e non il contrario. Un blocco unitario di calcestruzzo, scavato e svuotato, è l'oggetto principale della composizione. I lembi, risultato delle operazioni di intaglio ed estrazione, si piegano e si intersecano in sezione per permettere la configurazione di luoghi inattesi, destinati allo stare, vedere, imparare. Il risultato è un grande carapace che accoglie sotto di sé i volumi funzionali, ma soprattutto i vuoti che vengono a crearsi tra essi. Due torri cave si incastrano nel baricentro traslato dell'impianto, fungendo da camini per la ventilazione naturale e segnando l'accesso principale. L'impianto si articola attraverso incisione, parcellizzazione e de-assemblaggio di un blocco originario di 84×84 metri di lato e 4,5 metri di spessore, dimensioni dettate dal terreno, dal piano funzionale e dalla necessità di mantenere l'edificio al di sotto dell'altezza media del contesto costruito.

Architettura
Michelangelo Pivetta
Marcello Verdolin
Alberto Marchesini
con
Riccardo Sonato
Luca Venturini
Ugo Mazzali
Andrea Castellani
Giovanni Pivetta

Strutture
Ingegneria Pivetta srl
Antonio Pivetta
Michele Gasparini

Impianti
Consultex srl
Roberto Salimbeni
Illuminazione
Arredoluce srl

RUP
Costanzo Tovo Andrea Turcato

CSE
Massimo Coltri

Impresa Costruttrice
SICREA spa
Maurizio Paraluppi
Gianni Cantagalli

Fotografie
© Lorenzo Linthout

Progetto
2006

Le torri sono forse l'oggetto enigmatico dell'intero apparato. Verticalità, cecità e vuoto richiamano memorie di antiche architetture medievali. Il piano superiore è un attico formato da due stanze connesse da una passerella, stanze senza tetto come argutamente ha osservato una bambina. Gli intagli orizzontali nelle murature, riedizione delle cannoniere del vicino Forte Wohlgemuth, posti a 1.40 m dal piano, interagiscono con la crescita dei bambini: ogni anno potranno apprezzare l'esperienza visiva da quelle fessure verificando allo stesso tempo il loro divenire più grandi. L'edificio racchiude in sé due ulteriori interrogativi. Il primo propone la soluzione di un'architettura a-prospettica, che rifiuta di porre l'immagine della forma come chiave del progetto e dichiara al contrario la necessità di proporre innanzitutto buone piante e valide sezioni. Una scuola è una scuola, un municipio un municipio, una fabbrica una fabbrica. La forma è frutto della necessità di indugiare nel campo della spoliazione, dell'assenza e del vuoto come fatto semantico, fino al limite, rischioso ma voluto, del far apparire l'edificio già quasi come una rovina di sé stesso. Il secondo riguarda un atteggiamento interlocutorio nei confronti della cosiddetta edilizia sostenibile, non del concetto di sostenibilità in sé. L'irruzione mercantile della tecnologia, non della tecnica, produce edifici che dell'impiantistica a corredo fanno l'esclusivo senso del proprio essere. Non è un caso che in francese la sostenibilità sia espressa con il termine durabilité, parola che racchiude il rapporto con il tempo. Sparta era costruita per lo più in legno e, pur avendo sconfitto Atene, di essa non rimane quasi nulla; di Atene, costruita in pietra e marmo, rimane l'idea di civiltà. «Il calcestruzzo è la pietra ricavata artificialmente da un miscuglio di cemento, sabbia ghiaiosa e acqua.» Calcestruzzo, acciaio e vetro, prodotti della tecnica prima che della tecnologia, ci guardano dal passato dimostrando la loro pressoché immortale forza.

Disegni

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Schemi

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Foto

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