Velodromo

Impianto Sportivo

Fumane - Industria38

Velodromo, Ponte Buggianese

Il nuovo velodromo di Ponte Buggianese riconfigura un’area ai margini del centro abitato già destinata allo sport, assumendo l’impianto non come un oggetto autonomo ma come occasione per ripensare un luogo pubblico e il suo rapporto con il paesaggio. Il progetto si inserisce all’interno di un disegno che rilegge la maglia agricola storica del territorio toscano: alle geometrie ortogonali che ne costituiscono la struttura si sovrappongono linee curve generate dalle forme del velodromo, costruendo attorno all’impianto un grande parco aperto, disponibile ad attività sportive, civiche e collettive. In questo modo l’area mantiene una propria vitalità sia nei giorni in cui il velodromo è attivo sia quando non ospita competizioni. La scelta compositiva muove dal principio di realizzare il minimo indispensabile, interpretando transitorietà ed effimero non come limiti, ma come possibilità dell’architettura pubblica. Il velodromo è costituito da una pista in legno di 200 metri, protetta da un grande velario che rappresenta l’elemento principale del progetto e il suo landmark nel paesaggio. Ampie vele sono sorrette da una tensostruttura leggera composta da puntoni e cavi disposti a raggiera lungo un perimetro ellittico, definendo un grande spazio coperto, permeabile e accessibile. Le funzioni di servizio, come spogliatoi, uffici e locali tecnici, sono ospitate in volumi modulari, ampliabili o riducibili secondo le necessità e l’intensità d’uso dell’impianto. La stessa logica di reversibilità interessa pista e spalti, che possono essere smontati e rimossi fino all’ipotesi estrema che rimangano soltanto la struttura del velario e il grande spazio sottostante. Il velodromo può così trasformarsi in una piazza coperta capace di accogliere fiere, mercati, feste o altre attività oggi non necessariamente prevedibili. Il progetto propone quindi un modello alternativo alla struttura sportiva rigida e destinata a una sola funzione, assumendo flessibilità, trasformabilità e reversibilità come principi costitutivi. Il parco circostante ricompone il rapporto con il paesaggio agricolo e amplia il significato dell’intervento: non soltanto un edificio per lo sport, ma un’infrastruttura civica aperta al tempo, agli usi e alle trasformazioni future.

Architettura
Michelangelo Pivetta
Marcello Verdolin
con
Stefano Bertocc
Marco Ricciarini
Lavinia Liriti
Fderico Fiaschi
con
Fuoriformato Architettura
Università degli Studi di Firenze
DIDA Dipartimento di Architettura
GYM.NOW.SIUM Human Centre Sport and Culture


Progetto
2025

Disegni

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